Staccando l'ombra da terra
Può accadere un giorno, ma non si sa quando, di dover volare da soli, di perdersi come ci si perde nella vita, senza rendersene conto, come nel peggiore dei sogni. Sarà necessario allora conoscere l'importanza dell'errore, misurare la gravità di ogni secondo, sperimentare sensazioni illusorie, e lotte tra istinto e manovre, vertigine ed equilibrio.
In questo spazio, tra anima e probabilità, si svolge Staccando l'ombra da terra. E qui, in questo ambito - fatto di esperienze e immaginario, di tecnica e memoria - si muovono le sue figure: Bruno, maestro dell'arte, che mostra i gesti e il sapere del volo senza predicare istruzioni; il signore anziano che racconta la sua storia di aerosilurante, incursioni spericolate e amicizie appese al filo di ogni missione; le figure viventi di piloti in volo o i fantasmi di volatori scomparsi; il protagonista narrato ironicamente al <<tu>> del suo doppio; e l'aeroplano, soprattutto, che diventa principale e talvolta unico testimone (come nelle pagine su Ustica).
Chi narra questo volo è sempre in una posizione estrema, obbligato a fare ogni volta il punto di se stesso, come richiede il sapere aeronautico ma anche quello di un antico andare, della navigazione e della peripezia interiore, che si fanno qui caldo e appassionato racconto. Ogni capitolo è un decollo per una diversa rotta e per un diverso registro narrativo, ogni decollo è un'avventura che mette in gioco in modo differente un'unica geografia di traietorie, di posizioni, di provenienze e direzioni. La traccia di chi sa staccare l'ombra da terra viene inseguita attraverso alfabeti cifrati e operativi, un linguaggio di massima densità in un minimo di parole, che svelano tutto un territorio dell'immaginare e del sentire. Ma la parola, come il volo, come la vita, racchiude in sè un lato di non detto e non dicibile, percorso vergine in cui spetta ad ognuno calcare la propria impronta in un manuale dell'anima, in una personale meteorologia.
